Il marketing è il driver del commercio elettronico

Riporto un interessante contributo di Pino Fondati apparso su www.ilsole24ore.com lo scorso novembre.

Mi sembra un’analisi davvero utile e su cui riflettere.

<<A guardare i numeri del commercio elettronico in Italia c’è da essere ottimisti: sono tutti a due cifre con tassi superiori al 30 per cento. Se però si scava un po’, ci si accorge che non è tutto oro quel che riluce. Si prenda il settore di turismo e viaggi che, come al solito (i dati sono di Netcomm e School of management del Politecnico di Milano) fa la parte del leone con una crescita che supera il 50%; ebbene, dicono i ricercatori, esso è chiaramente sottodimensionato rispetto alle potenzialità, e sottosviluppato alla grande se solo si fa il confronto con paesi come la Francia e la Germania. […] Molte sono le remore lato domanda (paura di frodi, che invece sono praticamente inesistenti, scarsa cultura informatica, poca dimestichezza col direct marketing), ma anche lato offerta, con forti ritardi e scarsa internazionalizzazione; si pensi che su 900 milioni di giro d’affari annuo, solo il 17% arriva dall’estero.
Cosa fare per superare l’impasse? Secondo Giuliano Noci, professore ordinario di marketing presso il Politecnico di Milano, bisogna superare la mancanza di coraggio da parte delle imprese nostrane (in Uk ci sono 180 mila imprese che vendono anche online, in Italia appena 13 mila), il problema della connettività che riguarda anche province ricche del nord, le solite resistenze culturali, e l’eterna paura che le imprese italiane hanno che il canale online concorra con quello offline. Per Noci, il male sta nell’approccio iniziale:”Si è partiti dall’assunto che internet fosse un semplice generatore di risparmi, e che, per fare questo, contasse solo la tecnologia giusta”. Ahinoi, non è così, perché l’approccio deve essere soprattutto di marketing, e, qui Noci ci va giù duro, “purtroppo, noi italiani non sappiamo fare marketing”.
Le linee guida stanno nel progettare un’esperienza online relazionale, nel capire fino in fondo l’efficacia di una strategia multicanale. […] Per Noci, rappresentano un fattore abilitante; interessanti, in questa ottica, le tecnologie del web 2.0 (il social networking, per esempio), e gli ambienti virtuali tridimensionali. >>

La mia esperienza non può che dare ragione a queste perplessità in merito all’uso di internet anche da parte di operatori commerciali del settore information technology.
E’ sotto gli occhi di tutti che moltissimi rivenditori che propongono software ad esempio per la progettazione (che vantano funzionalità notevoli di lavoro in team condiviso via web) non sentono neppure l’esigenza di costruirse un proprio sito web aggiornato e interattivo, un luogo cioè di dialogo e di accoglimento di contributi tematici da parte dei lettori.
Il canale di rivenditori inglese, operante nel medesimo settore, da anni ha già creato molteplici siti su cui è possibile acquistare on line software e manualistica, scambiarsi opinioni e suggerimenti.

Perchè tutto questo? io non direi che si tratti tanto di un freno tecnologico, quanto di un freno “di carattere e cultura”: per noi la relazione è ancora relazione personale, non mediata da schermi e tastiere.
La via del cambiamento? rendere siti web e blog luoghi percepiti come utili per un interessante scambio di esperienze, saranno così frequentati assiduamente e verrà abbattuta la barriera della diffidenza verso la fredda tecnologia.


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